La storia di Bruce McArthur, il giardiniere serial killer canadese che uccise otto uomini tra il 2010 e il 2017. Le vittime, i corpi nascosti nelle fioriere, l’arresto e la condanna all’ergastolo.
Per quasi otto anni, tra il 2010 e il 2017, la città canadese di Toronto fu teatro di una serie di sparizioni che coinvolsero uomini legati alla comunità LGBTQ+. Dietro quegli episodi si nascondeva Bruce McArthur, un giardiniere che avrebbe confessato l’omicidio di otto uomini, diventando uno dei più tristemente noti serial killer della storia canadese.
Nato l’8 ottobre 1951, McArthur viveva a Toronto e gestiva un’attività di giardinaggio. Apparentemente conduceva una vita ordinaria, ma frequentava anche il quartiere di Church-Wellesley Village, centro della comunità gay cittadina, dove entrava in contatto con alcune delle sue future vittime.
La sua attività professionale gli permetteva inoltre di accedere a proprietà private e giardini, luoghi che avrebbe successivamente utilizzato per nascondere i resti delle persone assassinate.

Bruce McArthur: le otto vittime e i corpi nascosti nelle fioriere
La prima vittima accertata fu Skandaraj Navaratnam, un uomo di 40 anni scomparso nel settembre 2010.
Nello stesso anno venne ucciso Abdulbasir Faizi, 42 anni, mentre nel 2012 scomparve Majeed Kayhan, 58 anni.
Nel 2015 McArthur assassinò Soroush Mahmudi e Kirushnakumar Kanagaratnam. L’anno successivo uccise Dean Lisowick, mentre nel 2017 le ultime due vittime furono Selim Esen e Andrew Kinsman.
Diversi uomini provenivano da comunità di immigrati o si trovavano in condizioni di vulnerabilità sociale.
Secondo quanto ricostruito durante il procedimento giudiziario, McArthur attirava le vittime nella propria abitazione, spesso attraverso incontri di natura sessuale.
Gli investigatori stabilirono che diversi uomini erano stati strangolati. Dopo gli omicidi, McArthur fotografava alcuni corpi e ne conservava immagini e oggetti personali.
Successivamente smembrava i cadaveri e nascondeva i resti all’interno di grandi fioriere e nel terreno di una proprietà di Leaside, dove aveva lavorato come giardiniere.
L’arresto, l’uomo salvato dalla polizia e l’ergastolo
La svolta nelle indagini arrivò dopo la scomparsa di Andrew Kinsman, avvenuta il 26 giugno 2017.
Gli investigatori scoprirono che sul calendario dell’uomo compariva il nome “Bruce”. Le telecamere di sorveglianza mostrarono inoltre Kinsman salire su un furgone rosso successivamente collegato a McArthur.
Attraverso ulteriori accertamenti, gli agenti recuperarono prove digitali e biologiche che permisero di identificarlo come sospettato.
Il 18 gennaio 2018, la polizia decise di intervenire mentre McArthur si trovava nel proprio appartamento con un altro uomo.
Quando gli agenti entrarono, trovarono quest’ultimo nudo e ammanettato al letto contro la sua volontà. Il tempestivo intervento potrebbe aver impedito un ulteriore omicidio.
Le successive perquisizioni portarono alla scoperta dei resti delle otto vittime, oltre a fotografie e altri elementi compromettenti.
Il 29 gennaio 2019, McArthur si dichiarò colpevole di otto omicidi di primo grado.
Il 8 febbraio 2019, il giudice John McMahon lo condannò all’ergastolo per ciascuno degli otto delitti, stabilendo che avrebbe potuto richiedere la libertà condizionale soltanto dopo 25 anni di detenzione, senza alcuna garanzia di ottenerla.
La vicenda provocò anche forti critiche nei confronti della polizia di Toronto. Nel 2021, un’inchiesta indipendente guidata dall’ex giudice Gloria Epstein individuò gravi carenze investigative e problemi di discriminazione sistemica nella gestione di diverse denunce di scomparsa.
Il caso Bruce McArthur rimane così uno dei più gravi episodi di omicidi seriali del Canada contemporaneo, segnato non soltanto dalla morte di otto uomini, ma anche dalle occasioni investigative perdute che avrebbero potuto contribuire a fermare prima l’assassino.